L’ Empoli (Jacopo Chimenti) - Glauco e Scilla

1620 ca.
olio su tavola cm. 95,6 x 140,2
Proveniente dalle Gallerie Fiorentine

Il dipinto raffigura un raro episodio mitologico tratto dalle Metamorfosi di Ovidio: Glauco, pescatore della Boezia, trasformato in una divinità, ama ed è riamato dalla ninfa Scilla. Per ottenerla in moglie dal padre, Glauco si rivolse ingenuamente alla maga Circe che, essendo innamorata di lui, vinta dalla gelosia, trasformò Scilla in un tritone. L’opera riprende il momento in cui Scilla, ritraendosi, rifiuta l’amato che è oramai diventato un mostro. La figura di Scilla è estremamente affascinante e assai esplicita appare la sua ritrosia non appena scorge il nuovo aspetto dell’amato. Interessante appare anche la posizione decentrata della donna che spostandosi sulla sinistra sembra accentuare la profondità della grotta dove si svolge la scena.
Il dipinto è stato per lungo tempo ritenuto come una delle rare opere di Santi di Tito con soggetto profano. Recenti studi tendono invece a collegarlo al corpus artistico di Jacopo da Empoli che pur aderendo al naturalismo espressivo del Titi, predilige, proprio come avviene in questo caso, una maggiore introspezione psicologica e un uso più morbido del panneggio.
________________
O.H. Giglioli, Sansepolcro, Firenze, 1921, p. 65;
A. Forlani Tempesti, in “Il Primato del disegno, 1980, p. 207;
M. Chiarini, Jacopo da Empoli: un soggetto mitologico, in “Antichità Viva”, 1985, XXIV, 1985, pp. 67-69;
A. M. Maetzke, D. Galoppi Nappini, Il Museo Civico di Sansepolcro, Firenze, 1988, pp. 96;
D. Pegazzano, Il Museo Civico di Sansepolcro, Montepulciano (Siena), 2001, p. 62-63, p. 71