Jacopo Carucci detto Pontormo - Martirio di San Quintino

1494-1556
Olio su tela
Proveniente dalla chiesa dei Minori Osservanti

Capolavoro indiscusso dell’eccentrico e bizzarro Jacopo Pontormo, pittore fiorentino tra i più apprezzati del suo tempo. Secondo Vasari questa tela fu iniziata da un suo sconosciuto allievo di Sansepolcro, Giovan Maria Pichi, ma il maestro, per aiutare l’allievo iniziò a ritoccare il dipinto tanto che alla fine ne risultò un’opera del tutto autografa. Studi del Franklin evidenziano come l’esecuzione  fosse legata al testamento di Bartolomea Aggiunti, una nobile di Sansepolcro, che nel 1517 lasciò disposizioni affinché fosse costruita una cappella in onore di San Quintino. Il figlio della donna diede compimento alle volontà testamentarie e ne fece costruire una nella chiesa di Santa Maria della Neve distrutta nel 1529. L'opera fu poi trasferita nella nuova chiesa intitolalata a Santa Maria Maddalena.
Il soggetto rappresentato è iconograficamente molto raro: San Quintino, nobile cittadino romano convertitosi al cristianesimo, dopo varie e inutili torture fu trafitto con due lunghi chiodi dalla testa fino alle gambe e altri dieci sotto le unghie delle mani. Fu poi esposto alla gogna, efficacemente rappresentata nel dipinto, e infine decapitato. L’immagine creata da Pontormo è sconcertante per l’aderenza alla narrazione dei fatti e soprattutto per il senso d’inquietudine che ne scaturisce.
Degna di particolare attenzione è inoltre la figura del giovane col mantello, posto sullo sfondo del lato destro, che additando il Santo in agonia esprime la disperata reazione umana di fronte a un inspiegabile e feroce destino.
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