Artists Biographies

Agostino Ciampelli

Firenze 1565 – Roma 1630

Nato a Firenze nel 1565 il Ciampelli si formò nella bottega di Santi di Tito dove apprese i principi di quella riforma antimanieristica che promuoveva la semplificazione formale e la chiarezza narrativa. A Firenze la sua pittura fu particolarmente apprezzata da Alessando de’ Medici che, divenuto cardinale nel 1594, lo volle con se a Roma dove realizzò numerose opere di cui ricordiamo la Tortura e il Martirio del Santo a San Vitale e la cappella di Sant’Andrea nella chiesa del Gesù. Il brevissimo pontificato, solo venticinque giorni, di Alessandro de’ Medici divenuto papa nel 1605 col nome di Leone XI non consentì al Ciampelli una definitiva affermazione nella corte pontificia, anzi gli anni che seguirono furono assai difficoltosi e solo nel secondo decennio Agostino riuscì ad avere nuove e rilevanti commissioni. Proprio a questi anni è da riferirsi il dipinto per Sansepolcro raffigurante La distruzione degli Idoli (1618) ora conservato nel Museo Civico. Ne 1623 fu nominato Principe dell’Accademia di San Luca.

Andrea della Robbia

Firenze, 1435 – Firenze, 1525

Appartenente alla nota famiglia di scultori e ceramisti italiani operanti nei secoli XV e XVI. Nipote di Luca, iniziatore della famosa produzione di terrecotte invetriate, ebbe una vastissima e fiorente attività. Inizialmente sensibile allo stile dello zio, caratterizzato da un purismo classico, e affascinato dal grafismo del Verrocchio, sviluppo col tempo un’arte sempre più aperto agli effetti pittorici ottenuti con la brillantezza dei colori. Tra i suoi lavori più importanti si segnalano i Putti nel portico dell’Ospedale degli Innocenti a Firenze (1463), i rilievi del Santuario della Verna, la lunetta con l’Incontro dei Santi Francesco e Domenico nella loggia dell’Ospedale fiorentino di San Paolo (1490-1495).

Angelo Tricca

Anonimo

Anonimo del XVII secolo

Antonio e Remigio Cantagallina

Sansepolcro, documentato fino al 1616

Architetto e pittore nacque forse a Sansepolcro dal perugino Giovanni Maria nella seconda metà del Cinquecento. Risulta essere stato prete.
L’unica memoria della sua attività pittorica è rappresentata dall’Ultima cena conservata nel Museo Civico di Sansepolcro, già nel refettorio delle Monache di San Bartolomeo, firmata e datata assieme al fratello Remigio nel 1604. Ad Antonio si pensa debba essere attribuita l’intelaiatura architettonica dell’opera.
Fu soprattutto architetto: lavorò a Livorno, nella fabbrica del Duomo e nella realizzazione della Dogana, poi Palazzo Reale, su incarico di Ferdinando I de’ Medici nel 1605 e a Sansepolcro, dove si occupò della costruzione della Loggia nel Palazzo delle Laudi (1609) e eseguì il disegno della chiesa di Santa Marta delle Cappuccine (1616).

Arte Romanica

Arte Toscana

Bottega di Piero della Francesca

Cardinali Franco

Franco Cardinali (1926-1985) fu un pittore e ceramista italiano; divenuto famoso in Francia entrò a far parte dell'École de Paris assieme a Picasso, Cocteau, Prèvert e Pignon.  In età adulta si ritirò con moglie e figli presso La Verna in Toscana da dove poi fuggì per tornare da solo in Francia. Artista dalla vita travagliata morì nel 1985 

Cherubino Alberti

Sansepolcro, 1553 – Roma, 1615

Appartenente alla nota famiglia di artisti di Sansepolcro, Cherubino, fu colui che ebbe maggior fama all’interno del nucleo familiare. Si trasferì a Roma tra il 1566 e il 1568 e vi rimase per tutta la vita salvo sporadici soggiorni nella sua città natale, Firenze, Perugia e Urbino. Dal 1611 al 1614 fu Principe dell’Accademia di San Luca e nel 1612 gli fu conferita la cittadinanza romana. Di lui si ricordano i lavori romani eseguiti assieme al fratello Giovanni in Palazzo Ruggeri (1591 ca.) e nella Sala Clementina in Vaticano (1596-1598). Individualmente realizzò le decorazioni delle cappelle Aldobrandini in Santa Maria sopra Minerva (1609-1611) e partecipò alla realizzazione del Salone dell’Aurora nel Palazzo Pallavicini-Rospigliosi (1613-1614). Vastissima e recentemente rivalutata la sua produzione incisoria, comprendente circa 180 stampe ispirate ai maggiori pittori del tempo tra cui Michelangelo, Taddeo Zuccai e Polidoro da Caravaggio, e di disegnatore.

Cristoforo Gherardi (bottega)

Dal Ponte Leandro detto Bassan...

Bassano, 1557 – Venezia, 1622

Figlio quartogenito di Jacopo Bassano, lavorò fin dalla giovinezza nella bottega paterna con i fratelli Francesco e Giovanbattista. A partire dal 1580 iniziò a lavorare autonomamente e nel 1588 si trasferì a Venezia, dove rimase, salvo brevi ritorni nella città natale per lavorare nella bottega del padre Jacopo, fino al 1621. I dipinti realizzati dalla prima metà del nono decennio, come la Circoncisione (Vicenza, Parrocchia di Rosà), sono fortemente influenzati dai modi paterni anche se in essi emerge una maggiore attenzione al disegno e l’uso di una pennellata filamentosa. I dipinti degli anni Novanta sono invece caratterizzati dallo studio tardomanieristico di Federico Zuccari, che proprio in quegli anni si trovava nella città lagunare, da una maggiore attenzione alle strutture compositive e da un inaridimento della materia pittorica che si fa lucida e smaltata.
Da ricordare e sottolineare infine la gloriosa attività di Leandro come ritrattista: partendo da spunti titintoretteschi e accogliendo stimoli emiliani giunse infatti a una veritiera formulazione fisica e morale del soggetto rappresentato come si può notare nel Ritratto di Marino Grimani conservato nella Pinacoteca di Dresda.

Domenico Cresti detto il Passi...

Passignano (Firenze) 1559 -Firenze 1638

Nato a Passignano nel Chianti si formò, secondo il Baldinucci, presso la bottega dei vasariano Girolamo Macchietti prima e Giovan Battista Naldini poi; la sua formazione avvenne quindi nel periodo di congiuntura tra il tardo stile manierista e le nuova sensibilità controriformata. La sua più grande influenza giovanile gli derivò dalla collaborazione con Federico Zuccari col quale lavorò nel 1575 al completamento della decorazione della cupola di Santa Maria del Fiore, rimasta incompiuta alla morte di Giorgio Vasari nel 1574. Questo sodalizio artistico continuò anche negli anni seguenti poiché, nel 1580 i due pittori si recarono a Roma per lavorare nella cappella Paolina in Vaticano su richiesta di papa Gregorio XIII. Coinvolto con il maestro nello scandalo diffamatorio per l'Allegoria della porta delle Virtù fu bandito dallo Stato Pontificio e si recò con lo Zuccai a Venezia. Nonostante la scarsità di opere eseguite, questo soggiorno si rivelò fondamentale per gli sviluppi artistici successivi del Cresti: qui approdò a un nuovo uso del colore e a uno stile pittorico più morbido e atmosferico; dei principi questi che si allontanavano molto dalla tipica educazione fiorentina del "buon disegno". Al suo ritorno a Firenze, nel 1588, si poteva ormai considerare un artista completo e infatti si distinse nell'esecuzione degli apparati decorativi per le nozze di Ferdinando I de' Medici e Cristina di Lorena dell'anno seguente. Nel 1589 divenne membro dell'Accademia del Disegno e nei primi anni Novanta iniziò ad accogliere nel proprio studio giovani artisti fra i quali ricordiamo Anastagio Fontebuoni, Fabrizio Boschi, Giovani Nigetti e il bolognese Alessandro Tiarini. Il primo incarico importante gli fu affidato nel 1589 dalla famiglia Salviati di Firenze: i due grandi affreschi nella cappella in San Marco con l'Esposizione del corpo di Sant'Antonino e la Processione del corpo di Sant'Antonino dove alla chiarezza formale e compositiva, dovuta alla pratica giovanile del disegno in Toscana, unì la vivacità della narrazione, appresa dallo Zuccari, e l'uso di colori caldi tipicamente veneziani. A questo proposito sono illuminanti le parole di Giulio Mancini, il primo biografo dell’artista, che definisce il suo stile "fra la natione fiorentina e venetiana". Nell'ultimo decennio del Cinquecento si segnalò insieme a Santi di Tito ed al Cigoli come l'interprete più rispondente al nuovo stile riformato. Fra le numerose commissioni di questo periodo meritano di essere ricordate La Predica del Battista in San Michelino Visdomini e Il Miracolo di San Vincenzo Ferrer in San Marco. La sua fama accrebbe notevolmente e anche da Roma arrivarono numerose richieste di quadri fra le quali quella di papa Clemente VIII Aldobrandini, che nel 1609 gli commissionò una delle sei pale d'altare per San Pietro raffigurante la Crocifissione del Santo, e quella di papa PaoloV Borghese, che nel 1610 lo incaricò di dipingere la sagrestia nuova di Santa Maria Maggiore con Storie della Vergine, e , terminata questa,di affrescare la sacrestia adiacente alla cappella Paolina nella stessa Basilica. Negli stessi anni realizzò sempre a Roma la Battaglia di Rinaldo e Armida per il Casino di Scipione Borghese al Quirinale, varie scene bibliche nei soffitti della sua villa di Pompeo Arrigoni a Frascati e la decorazione della cappella di San Sebastiano nella villa del cardinale Aldobrandini a Belvedere. Inoltre già dal 1604 al 1613 era impegnato, su incarico di Maffeo Barberini, futuro Urbano VIII, di dipingere la cappella di famiglia in Sant’Andrea della Valle con Storie della Vergine nelle quali si notano gli influssi della pittura di Annibale Carracci. Nel 1616 fece ritorno a Firenze dove fu a capo di una fiorente bottega impegnatissima a soddisfare le sempre crescenti richieste. Morì a Firenze nel 1627 circondato da una grande fama tanto che il Baldinucci lo presenta “in prima riga fra’ più grandi maestri” 

F. Baldinucci, Notizie de'professori del disegno da Cimabue in qua, Firenze, 6voll.;ed. a cura di F. Ranalli, 1845-1847,5 voll.,; ed. anast. a cura di P. Barocchi,Firenze, 1974-1975, con 2 voll. di appendici.1846 pp.430-431,517.

Durante Alberti

Sansepolcro, 1538 - Roma, 1616

Appartenente alla nota famiglia biturgense di artisti, figlio di Romano e fratello di Cosimo.
Si trasferì abbastanza presto a Roma dove secondo Vasari, ma non secondo i dati documentari, collabora col conterraneo Leonardo Cungi assieme al Barocci nel Casino di Pio IV.
Probabilmente Durante ebbe un precoce rapporto con Santi di Tito e Giovanni de’ Vecchi i quali nei primi anni Sessanta lavorarono al Belvedere Vaticano. Si inserì ben presto nell’ambiente romano dove nel 1571 era a capo di un’équipe intenta ad affrescare le sale di Noè e Mosè nella villa di Ippolito d’Este a Tivoli (a questi lavori avevano già partecipato importanti artisti come Muziano, Nebbia, Agresti, Zuccari).
Negli anni Settanta e Ottanta si orientò verso una pittura attenta al disegno sull’esempio degli artisti controriformati romani quali Zuccari, Venusti e Muziano. La sua pittura sacra di pronta comunicatività è fondata sull’immediata espressione dei sentimenti, sulla semplificazione degli schemi compositivi e su una gamma cromatica assai raffinata.
Da ricordare infine il suo autorevole ruolo in ambito accademico: nel 1575 lavorava per i Virtuosi del Pantheon e forse faceva parte della Congregazione; nel 1593 è ricordato tra i fondatori della nuova Accademia di San Luca e nel 1598 ne è eletto principe.

G. Vasari, Le vite …

Sansepolcro, 1538 - Roma, 1616

Appartenente alla nota famiglia biturgense di artisti, figlio di Romano e fratello di Cosimo.
Si trasferì abbastanza presto a Roma dove secondo Vasari, ma non secondo i dati documentari, collabora col conterraneo Leonardo Cungi assieme al Barocci nel Casino di Pio IV.
Probabilmente Durante ebbe un precoce rapporto con Santi di Tito e Giovanni de’ Vecchi i quali nei primi anni Sessanta lavorarono al Belvedere Vaticano. Si inserì ben presto nell’ambiente romano dove nel 1571 era a capo di un’équipe intenta ad affrescare le sale di Noè e Mosè nella villa di Ippolito d’Este a Tivoli (a questi lavori avevano già partecipato importanti artisti come Muziano, Nebbia, Agresti, Zuccari).
Negli anni Settanta e Ottanta si orientò verso una pittura attenta al disegno sull’esempio degli artisti controriformati romani quali Zuccari, Venusti e Muziano. La sua pittura sacra di pronta comunicatività è fondata sull’immediata espressione dei sentimenti, sulla semplificazione degli schemi compositivi e su una gamma cromatica assai raffinata.
Da ricordare infine il suo autorevole ruolo in ambito accademico: nel 1575 lavorava per i Virtuosi del Pantheon e forse faceva parte della Congregazione; nel 1593 è ricordato tra i fondatori della nuova Accademia di San Luca e nel 1598 ne è eletto principe.

G. Vasari, Le vite …

Federico Zoi

Attivo a Sansepolcro nel XVII secolo

Pittore biturgense ricordato dal Lanzi tra gli artisti cortoneschi. Nella letteratura locale è nominato assieme al probabile parente Antonio a cui sono attribuiti affreschi nel chiostro di Sant’Agostino in collaborazione con Giovanni del Leone e Antonio Picconi. Successivamente i due familiari affrescarono in alternanza le lunette del chiostro della chiesa di Santa Maria dei Servi, sempre a Sansepolcro, con Le storie di San Filippo Benizi.
Secondo le Guide locali a Federico Zoi sono riferite anche una Concezione nella chiesa di Santa Marta e due tele in forma di lunetta dedicate ai “pellegrini Arcadio e Egidio” conservate nel Museo Civico. Recentemente alcuni documenti archivistici hanno confermato la presenza di Federico Zoi nella chiesa eugubina di Santa Maria della Piaggiala attribuendogli con certezza la Natività della Vergine (1640-1641) e La presentazione della Vergine al tempio (1642). 

Gerardo Dottori

Gerardo Dottori ( 1884-1977) è stato un pittore italiano della corrente futurista, firmatario del manifesto dell'Aeropittura.

 Iscritto  giovanissimo all'Accademia delle Belle Arti di Perugia. iniziò l'attività di decoratore trasferendosi a Milanotra il 1906 e il 1907. Tornò quindi agli studi accademici e dal 1908 cominciò a frequentare ambienti artistici d'avanguardia a Firenze. Nel 1910 iniziò a collaborare con la rivista La Difesa dell'Arte.[1]

Nel 1911 aderì al Futurismo. Nel 1915 partì arruolato per la Grande Guerra, scrivendo sotto le armi Parole in libertà. Nel 1920 fondò la rivista futurista Griffa!, che si prefiggeva il compito di diffondere le idee del movimento a Perugia. Nello stesso anno espone a Roma la sua prima personale.

Nel 1924 fu il primo futurista ad esporre alla Biennale di Venezia. Nel corso della sua vita Dottori parteciperà in tutto a 10 edizioni della Biennale. Il suo apporto maggiore al movimento fu quello dell'Aeropittura, figurò infatti tra i firmatari del Manifesto dell'aeropittura  insieme a Marinetti, Balla e Prampolini, i maggiori esponenti del movimento.

Nel 1939 vinse la cattedra di Pittura all'Accademia di Perugia, dirigendola sino al 1947. Nel 1941 in piena guerra mondiale scrisse il Manifesto umbro dell'aeropittura, dove chiarì che la vera essenza del suo futurismo risiedeva nel rappresentare ambientazioni e paesaggi misticheggianti.

Rimase sempre fedele al futurismo, anche dopo il declino di quest'ultimo ed al suo "paesaggio totale". In particolare, le sue opere compaiono nelle principali retrospettive sul futurismo sia in Italia che all'estero.

Gerino da Pistoia

(Pistoia 1480 – dopo il 1568)

Vasari lo dice intimo del Pinturicchio e allievo del Perugino. Lo troviamo tra il 1501 e il 1509 alla Verna dove probabilmente esegue i medaglioni con i Santi francescani nel dormitorio del convento. Nel 1502 firma lo stendardo presente nel Museo Civico di Sansepolcro della Madonna del soccorso. 
Del 1509 è invece la pala con Madonna e quattro Santi per San Pier Maggiore a Pistoia (ora nel Museo civico pistoiese); nel 1513 esegue gli affreschi con la Moltiplicazione dei pani e dei pesci nel refettorio di San Lucchese presso Poggibonsi e nel 1520 dipinge la tavola centinata in San Giorgio a Pisciano di Lamporecchio. L’ultima opera nota è datata 1529 e si tratta della pala di Santa Maria degli Angeli a Pistoia (ora nel Museo Civico). 

Giovan Battista Cungi

Sansepolcro notizie fra il 1538 e il 1542

Nativo di Sansepolcro e sicuramente allievo di Giorgio Vasari, le prime notizie risalgono al 1538 quando eseguì assieme al maestro molti disegni di monumenti romani e in particolare di grottesche. Fu poi attivo assieme a Cristoforo Gherardi nella realizzazione di decorazioni allegoriche e mitologiche nel Castello Bufalini di San Giustino Umbro. Nel Cungi molti sono i rimandi all’arte vasariana sia nelle composizioni che nella tavolozza pittorica come dimostrano l’Annunciazione, ora nel Museo Civico di Sansepolcro, e alcuni dipinti religiosi a Città di Castello.

Giovan Battista Mercati

Sansepolcro, 1591 – post. 1642

Nato a Sansepolcro nel 1591 si formò presso lo zio Raffaellino Schiaminossi da cui imparò soluzioni formali neo-manieriste. Nel 1620 si trasferì a Roma dove rimase affascinato dalle novità artistiche dei bolognesi e dei caravaggeschi. A questa duplice visone dell’arte seicentesca unì, con un’attenzione sempre crescente, un accurato studio dell’opera di Pietro da Cortona. Ancorato al linguaggio cortonesco anche se mitigato da una certa attenzione al colorismo veneto è il dipinto della chiesa dei Cappuccini del Paradiso raffigurante la Madonna che offre il Bambino a San Felice da Cantalice. Ad un momento precedente sembra invece appartenere la pala dell’Immacolata Concezione e Santi conservata nel Museo biturgense, dove più evidente è l'influenza dello stile caravaggesco.

Giovanni del Leone

Giovanni della Robbia

Firenze, 1469-1529

Figlio di Andrea affiancò per vari anni il padre ed è possibile che gli spettino alcune delle opere a lui attribuite. Suoi importanti lavori sono conservati nelle chiese fiorentine di Santa Croce e San Lorenzo (in prevalenza fregi e cornici) e in Santa Maria Novella (lavabo della sagrestia, 1497). La sua opera prevalentemente costituita da elementi decorativi subisce una felice vena narrativa nella decorazione della Loggia dell’Ospedale del Ceppo a Pistoia dove, negli ultimi anni della sua vita, realizzò le Opere di Misericordia

Giovanni de’ Vecchi

Sansepolcro 1537 – Roma 1615

Mancano notizie relative alla sua prima attività artistica; si ipotizzano contatti con Santi di Tito col quale si recò a Roma intorno al 1558. Nella città Pontificia fu presente nella decorazione del Belvedere Vaticano (1562-1564), della Villa d’Este a Tivoli (1574-1575), del Palazzo Farnese di Caprarola. Successivamente eseguì i dipinti per la Cappella Capranica a Santa Maria sopra Minerva: dove, grazie ai contatti col Muziano conobbe la pittura veneziana che lo imfluenzerà. Il cambiamento stilistico è ben espresso dai dipinti conservati nel Museo Civico di Sansepolcro dove l’artista ritorna nella seconda metà dell’ottavo decennio: la Presentazione della Vergine al tempio e la Natività di Maria. Gli ultimi anni della sua attività sono caratterizzati da numerose commissioni anche di prestigio tra le quali non dimentichiamo i lavori per Loreto e i cartoni per gli Evangelisti a mosaico nei pennacchi della cupola di San Pietro. 

Giuliano Amidei

Jacopo Carucci detto Pontormo

Pontorme (Firenze) 1494 – Firenze, 1557

Si formò a Firenze presso le botteghe di Leonardo da Vinci, Piero di Cosimo e Mariotto Albertinelli; nel 1512 fu poi sotto la guida di Andrea del Sarto dove si trovava anche il giovane Rosso Fiorentino. La prima commissione importante fu nel 1513-1514 quando dipinse l’Arme di Leone X sorretta da putti tra la Fede e la Carità sul portico della Santissima Annunziata a Firenze molto ammirata da Michelangelo. Già nelle sue prime opere emerge un fremito nuovo dovuto ai gesti impetuosi, ai movimenti scattanti e agli intensi sguardi delle figure come dimostrano la Madonna e Santi (1514) e la Visitazione (1514-1515) della Santissima Annunziata a Firenze. Una svolta decisiva nell’arte del Pontormo si verificò nel 1518 con la Pala Pucci in San Michele Visdomini, dove la classicità della composizione si incrina, le figure invece che in profondità si scalano in altezza, vi è un continuo diramarsi e riannodarsi delle linee compositive e psicologicamente certi sorrisi giungono al limite del ghigno. Tra gli altri suoi lavori si ricordano i dipinti della Cappella Capponi in Santa Felicita (1525-1528), la Visitazione per la Pieve di Carmignano e, fra i ritratti, quello di Cosimo il Vecchio (1519-1521). Pontormo, di cui rimangono anche splendidi disegni, resta la figura più emblematica del tanto discusso manierismo e della sofferta tensione critica, stilistica, individuale di questo travagliato periodo artistico. Per comprendere appieno la genialità di questo straordinario artista possono venire in auto le parole del Vasari che nella sua suggestiva vita scriveva; “quel cervello andava sempre investigando nuovi concetti e stravaganti modi di fare, non si contentando e non si fermando in alcuno”. Da ricordare infine che la personalità tormentata e singolare di Pontormo emerge anche dalla lettura del suo Diario, un documento scarno e impressionante con sole annotazioni sul cibo e sul lavoro.

Leonardo Cungi

Fratello di Giovan Battista e padre di Francesco, nacque a Sansepolcro nel primo quarto del sec. XVI. La sua formazione pittorica avvenne quasi certamente in Roma a contatto con i più diretti seguaci di Michelangelo. Lo si ricava dalla notizia riportata dal Vasari nella Vita di Perino del Vaga di una serie di disegni eseguiti dal Cungi sugli affreschi della Cappella Sistina.Costante stilistica nello svolgimento pittorico del Cungi è l'assunzione di tematiche michelangiolesche saldate ad un linguaggio di ispirazione raffaellesca non lontano dai modi di Perino del Vaga e più ancora di Raffaellino del Colle suo conterraneo.

L’ Empoli (Jacopo Chimenti)

Firenze, 1551 – Firenze, 1640

Nato a Firenze fu allievo di Maso da San Friano e fu il più moderato dei riformatori della pittura fiorentina tra il Cinque e il Seicento. Inizialmente si rifece a Pontormo e a Andrea del Sarto, fu poi influenzato da Santi di Tito (Immacolata Concezione, Firenze, chiesa di San Remigio) e dal Cigoli (Miracolo di San Carlo, 1613, Pistoia, Chiesa di San Domenico) raggiungendo uno stile dove convivevano delle semplificazioni formali e un naturalismo di ascendenza caravaggesca. Instancabile, lavorò molto anche per i Medici e per gli importanti apparati decorativi dell’epoca; addobbi per il granducato di Cosimo I (1589), per le nozze di Margherità d’Austria (1608), per casa Buonarroti e per il soffitto del Duomo di Livorno. Tra il 1621 e il 1626 Jacopo compose anche le famose nature morte confermando quell’interesse per gli oggetti e per la loro evidenza che aveva dimostrato di avere fin da giovanissimo. Il Chimenti fu anche un eccellente disegnatore e la sua ricchissima produzione grafica è divisa tra collezioni pubbliche e private, italiane e straniere.

Maestro del tondo Grenville

Matteo di Giovanni

Sansepolcro, 1430 ca. – Siena, 1495

Nativo di Sansepolcro svolse il suo primo tirocinio probabilmente a Siena dove risulta attivo dal 1452. Ricordato come doratore, dopo il 1460 dovette iniziare anche a dipingere come testimoniano il Polittico di Sant’Agostino (Asciano, Museo Comunale, 1460 ca.) e gli affreschi del Duomo di Pienza (1461-1462). A questo periodo appartengono anche i laterali e le tavole di predella eseguite per completare il Battesimo di Cristo di Piero della Francesca per la chiesa di San Giovanni Battista a Borgo San Sepolcro. Negli anni Matteo dimostra una crescente sensibilità nei confronti della pittura padovano-mantegnesca importata a Siena da Gerolamo da Cremona e da Liberale da Verona; ne è un felice esempio il Cristo sorretto da angeli (1479) per la chiesa senese di San Domenico. Fu una delle personalità di maggior rilievo della pittura senese del Quattrocento e con la sua opera influì sulla formazione di un’intera generazione di artisti fra cui il Cozzarelli, Francesco di Giorgio e Benvenuto di Giovanni.

Niccolò di Agnolo del Fantino

Piero della Francesca

Sansepolcro 1416/1417 – 12 ottobre 1492

Piero della Francesca, Le sue prime opere manifestano un’educazione approfondita dell’arte toscana dei primi decenni del Quattrocento e fanno supporre un prolungato tirocinio a Firenze, una città che in quegli anni vedeva impegnati Masaccio; Beato Angelico e Domenico Veneziano e Leon Battista Alberti. La sua prima opera fiorentina documentata è da riferirsi al 1439 quando partecipò con Domenico Veneziano all’esecuzione di un perduto cicli di affreschi nel coro di Sant’Egidio. Le esperienze nel capoluogo toscano rappresentano quindi il punto di partenza per le sue prime originalissime creazioni: ricordiamo innanzitutto il Polittico della Misericordia e il Battesimo di Cristo dove si manifesta uno stile già maturo e molto personale caratterizzato dal vigoroso impianto plastico delle figure e da una poetica luministica che caratterizzerà tutta la sua opera.
Alla fine degli anni Quaranta il pittore intraprese viaggi, come ricordano anche le fonti, nelle Marche e in Emilia Romagna; fondamentale risultò il suo soggiorno a Ferrara, dove ebbe modo di conoscere e apprezzare l’arte di Pisanello, Mantegna, e di Rogier Van der Weiden, e a Rimini dove, nel 1451, esegue l’affresco con San Sigismondo Malatesta davanti a San Sigismondo nel Tempio Malatestiano. Nel 1452 il Maestro ritorna in Toscana accettando di proseguire il ciclo, iniziato da Bicci di Lorenzo, della Leggenda della vera Croce nella chiesa di San Francesco ad Arezzo. In quest’opera, protrattasi per dieci anni, Piero fornisce una prova di grande padronanza dei suoi mezzi espressivi tanto che Roberto Longhi non esita a definirla come una “distesa epopea di vita laica, profana” dove la narrazione sottopone al dominio prospettico un colorismo luminoso che esalta il carattere scultoreo della forma. Vicini agli affreschi di Arezzo sono la stupefacente Flagellazione del Palazzo Ducale d’Urbino (1450-1460), il polittico per le monache di Sant’Antonio a Perugia, ora nella Galleria Nazionale dell’Umbria, la Madonna del Parto di Monterchi (1460 ca.), la scultorea Maddalena del Duomo di Arezzo, lo smembrato polittico biturgense per gli Agostiniani, e alcune opere del Museo di Sansepolcro: San Giuliano, San Ludovico da Tolosa e la Resurrezione. A partire dal settimo decennio del secolo si intensificano i rapporti dell’artista con la vivace corte dei Montefeltro per la quale dipinse, nel 1465, il Dittico di Urbino (Firenze, Galleria degli Uffizi), e tra il 1472 e il 1474 la Sacra conversazione della Pinacoteca di Brera. A queste opere fanno riferimento la Madonna di Senigallia e la Natività (Londra, National Gallery), dove emerge la conoscenza di dipinti fiamminghi e una nuova sensibilità per la ricchezza dei rapporti cromatici e per gli effetti di luce come elemento unificante della composizione. 
Durante gli ultimi decenni di attività, l’approfondimento degli interessi teoretici, stimolati dalla cultura dell’ambiente urbinate e dai rapporti col grande matematico Luca Pacioli, spinse Piero alla stesura dei trattati De prospectiva pingendi e De quinque corporibus regolaribus, intesi a ricondurre alla essenziale e misurabile regolarità delle forme geometriche l’infinita varietà degli oggetti naturali. Colpito da cecità negli ultimi anni della sua vita muore a Sansepolcro il 12 Ottobre 1492, proprio nel giorno in cui il marinaio Rodrigo de Triana a bordo della Pinta scorgeva per la prima volta il continente americano.

Pittore Aretino

Pittore Giottesco

Pittore Locale

Pittore Toscano

Raffaellino del Colle

Colle, Sansepolcro, 1494/1497 – 1566

Dopo un primo apprendistato presso Lo Spagna si trasferì a Roma nella bottega di Giulio Romano partecipando alla realizzazione degli importanti cicli decorativi della Roma pontificia del periodo. Di notevole importanza, per la sua formazione culturale, fu l’amicizia con Rosso Fiorentino, che fuggito da Roma dopo il Sacco del 1527 rimase in Umbria fino al 1530, e la collaborazione con Genga, Bronzino e Dosso Dossi nella decorazione della villa Imperiale di Pesaro (1529-1532). Tra le sue opere biturgensi si ricordano la Resurrezione in Cattedrale, l’Assunzione e Incoronazione della Vergine (1526-1527), San Leone I Magno (1535 ca.) e la Purificazione della Vergine (1535-1536) ora al Museo Civico.

Remigio Cantagallina

Sansepolcro, 1582/1583 – Firenze 1656

Nativo di Sansepolcro si forma assieme al fratello Antonio presso l’Accademia di Giulio Parigi come dimostrano una serie di incisioni di paesaggio datate 1603.
Al 1604 è da riferirsi l’unica opera pittorica nota: l’Ultima cena che l’artista eseguì assieme ad Antonio per il convento di San Bartolomeo a Sansepolcro e oggi esposta nel Museo Civico.
La produzione di Remigio fu quasi esclusivamente legata al mezzo grafico e, come ricorda il Baldinucci, ebbe talento nel “disegnar paesi a penna”. Proprio lui fece scuola ai numerosi artisti che nella Firenze della prima metà del Seicento si dedicarono a questo genere; furono suoi seguaci il Ciafferi, il Bazziculava, il Santini ed anche il Callot e Stefano della Bella.

Santi di Tito

Sansepolcro 1536 – Firenze, 1603

Nativo di Sansepolcro si formò prima a Firenze e poi a Roma dove, dal 1558 al 1564, frequenta la bottega di Taddeo Zuccai dove impara ad evitare le formule esasperate del manierismo rifacendosi agli illustri esempi romani del primo Cinquecento. La sua opera è caratterizzata da un realismo di segno classicista in conformità agli orientamenti controriformati di cui fu un convinto assertore; il pittore entrò nella congregazione di San Tommaso d’Aquino divenendone, nel 1573, Maggiore. Ricordiamo la Madonna e Santi nella chiesa di Ognissanti (1566), i dipinti per lo Studiolo di Francesco I in Palazzo Vecchio (Le sorelle di Fetonte, Ercole e Jole, e il Passaggio del Mar Rosso), la Resurrezione di Lazzaro (Firenze, Santa Maria Novella –1576-), e l’Incredulità di San Tommaso conservata nella cattedrale di Sansepolcro. 
Da sottolineare infine l’intensa attività disegnativa di Santi di Tito che ha lasciato, oltre a numerosi bozzetti preparatori, interessanti brani di realtà domestica, spesso non finalizzata a dipinti.

Scuola di Piero

Scuola Locale

Scuola Romagnola

Scuola Umbro-Toscana

Scuola Veneta

Sinibaldo Ibi

Perugia 1475 ca. – dopo il 1548

Generalmente considerato allievo del Perugino fu un artista eclettico e un'attento studioso degli artisti attivi a Perugia nella prima metà del XVI secolo. In base a ricerche documentarie sappiamo che nel 1496 era a capo di una bottega assieme a Angelo Mattioli, Eusebio da San Giorgio e Lattanzio di Giovanni. Successivamente,  grazie all’influenza di Andrea d’Assisi, iniziò un attento studio del Perugino a cui si aggiunsero negli anni spunti raffaelleschi; ne sono un esempio la Madonna e Santi (1507) della Cattedrale di Gubbio, San Pietro e San Paolo del Museo Civico di Sansepolcro (1507) e la Madonna tra i Santi Agostino e Sebastiano (1510) nella Galleria Nazionale di Perugia.